Roma: un altro morto di 31 anni nel cantiere delle Torri dell’Eur, schiacciato da una trave

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Roma: un altro morto di 31 anni nel cantiere delle Torri dell’Eur, schiacciato da una trave.

Nel cantiere si continua a lavorare, col corpo a terra. Neanche una settimana fa la visita di 35 ispettori.

Cellini (Fillea Cgil): “Mai come ora la campagna sulla sicurezza nei cantieri deve scuotere le coscienze di cittadini ed istituzioni”

E’ morto schiacciato da una trave poco dopo le 14.00 di oggi, per ragioni ancora da accertare, Achim Nicolae Remus, un ragazzo romeno di 31 anni, che lavorava presso il cantiere delle due Torri dell’Eur di Roma, al 19simo piano, dove giace ora il corpo mentre tutto intorno il cantiere non s’è fermato nemmeno un minuto e ha continuato a lavorare come niente fosse successo.

La denuncia è della Fillea Cgil che è accorsa sul luogo dell’incidente poco dopo l’accaduto. Sul posto Bruno Proietti, funzionario della Fillea Roma Centro-Sud che segue la situazione in questo cantiere dell’impresa SIACE srl di Frosinone che l’ha preso in subappalto della Europarco, ormai da mesi: “E’ terribile vedere che tutto va avanti come se niente fosse qui dentro e il corpo di quel ragazzo è ancora steso lì al 19simo piano” dice Proietti. “Questo cantiere è stato fatto oggetto di numerose denunce da parte nostra: condizioni igienico sanitarie da terzo mondo, problemi di sicurezza, addirittura c’erano occupati lavoratori edili con contratto metalmeccanico a 4,50 euro l’ora per affiancare gli edili nei lavori di cantiere. Eppure, dopo tante denunce, giusto una settimana fa sono venuti ben 35 ispettori al cantiere e oggi la beffa: un ragazzo giovanissimo ci rimette la vita e qui tutto continua come se niente fosse.

Ho visto gli operai suoi colleghi tornare a casa in lacrime, rassegnati: questa non è vita per chi deve guadagnarsi da vivere!

Mai come in questo momento la campagna sulla sicurezza nei cantieri deve risvegliare le coscienze di cittadini, delle imprese, dei lavoratori e delle istituzioni” dichiara Roberto Cellini, Segretario della Fillea Roma e Lazio. “Bisogna capire che in un paese civile morire per portare a casa lo stipendio non è più tollerabile, ma è importante che soprattutto i lavoratori inizino ad esigere le tutele che sono loro dovute, tutele alle quali spesso rinunciano sotto minaccia di licenziamento. Le imprese, da parte loro, devono cominciare a denunciare situazioni di illegalità. Committenti, pubblici e privati, hanno il dovere di verificare i giusti costi per la sicurezza e farne applicare le misure. In un momento straordinario bisogna trovare risposte adeguate e la crisi può essere un detonatore di ulteriori morti all’interno dei cantieri romani.“

Anche Domenico Petrocchi della Fillea Roma Centro-Sud è dello stesso avviso e torna sulla questione dei lavoratori: “La verità è che qui si continua a lavorare a ‘cottimo mascherato’ e i lavoratori subiscono perché sono vittime perenni dei ricatti delle imprese. Ormai i lavoratori sono dei veri e propri schiavi, alla mercè delle forzature che i datori di lavoro fanno loro. Inoltre, anche il fenomeno dei lavoratori che vengono nei cantieri romani per brevi periodi e sono disposti a lavorare 10-11 ore a prezzi stracciati, non solo aumenta il rischio sui cantieri, ma permette poi alle imprese di approfittarne. Solo 10 giorni fa” continua Petrocchi “ero al tavolo con la Europarco e parlavamo dei problemi della sicurezza in questo cantiere, loro dicevano di essere esemplari, noi qualche dubbio lo avevamo e oggi siamo qui con un ragazzo morto”.

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Roma, 14 febbraio 2011

Per info o interviste a Roberto Cellini: Fillea 3486726326

Ufficio Stampa Fillea Roma e Lazio

Francesca Marrucci

3333876830 – 0695557480


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